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GALILEO

Tib Teatro Galileo

Testo, regia e scene

Daniela Nicosia 

Produzione

TibTeatro

 

Con

Solimano Pontarollo e Piera Ardessi

Consulenza musicale

Paolo Da Col

Luci e suono

Paolo Pellicciari

Realizzazione oggetti di scena

Luigi Bortot

Scenotecnico

Luigino Marchetti

Realizzazione costumi

Atelier Raptus & Rose 

In collaborazione con Università degli Studi di Padova-Dipartimento di Astronomia e Fondazione Teatri delle Dolomiti

 

 

Dietro una firma una persona, una identità: in questo caso, quella di Galileo Galilei.

Un testo vibrante, che prende spunto da differenti scritti galileiani, e trasfonde l’emozione profonda dell’uomo laddove si palesa attraverso il suo pensiero più intimo.
Una sorta di Galileo privato, che rivisita la vicenda umana del grande filosofo della natura, come lui stesso amava definirsi, attraverso la relazione con quattro donne della sua vita: la madre Giulia Ammannati, la figlia Suor Maria Celeste, l’amante Marina Gamba, e la governate che gli resterà accanto fino alla fine. Se la prima con i suoi eccessi di follia, ha pesantemente segnato l’infanzia del giovane Galileo e, in seguito, tutta la sua esistenza, nel rapporto con le altre possiamo scorgere gli aspetti più umani dello scienziato, le sue debolezze, la passione amorosa mai paga, il bisogno d’amore, la necessità di un interlocutore femminile acuto, quale solo la figlia seppe essere.
Virginia, all’ordine Suor Maria Celeste, morirà in giovane età, dopo il processo - da parte dell’Inquisizione - subito dal padre, che le sopravviverà fino all’età di settantotto anni.
Nello spettacolo, grazie ad un andamento diacronico, delle differenti sequenze sceniche, incontreremo Galileo nel corso della sua lunga vita, dal periodo padovano – i suoi anni migliori, trascorsi quale professore nella famosa Università il Bo - a quello fiorentino, nella quiete di Bellosguardo e presso la corte Medicea, quale filosofo personale del Serenissimo Granduca di Toscana; dalle prime osservazioni al cannocchiale, fino agli ultimi suoi giorni al Gioiello, vicino al monastero di Arcetri, dove la figlia viveva in clausura.
Un inarrestabile flusso di ricordi caratterizza il testo, componendo dettagli, “quelle piccole cose di cui è fatta la vita”, anche quella di un uomo speciale quale Galileo. Visioni, suggerite dalla lucidità della mente, seppur nel buio della cecità che accompagna la sua vecchiaia.
Il rapporto con il mondo femminile e con i suoi interlocutori scientifici, quello con il potere attestato da parole atte a nascondere e a rivelare allo stesso tempo, compongono, il profilo complesso e a tratti sorprendente di colui che seppe scardinare alle radici il sapere fino ad allora consolidato.
Una ricerca, quella di Galileo, che, attraverso un nuovo metodo di indagine, svela, smaschera presupposti, traccia nuove traiettorie per l’umanità, coinvolgendo ambiti diversi quali la scienza, la filosofia, la teologia.
Dietro c’è l’uomo, con i suoi dubbi, le sue paure, le sue meschinità.
Galileo nello spettacolo si racconta attraverso un refolo di parole che consuma pensiero e si traduce in linee, forme proiettate sul grande fondale bianco e comporre il firmamento Galileo.
In scena, insieme al protagonista, una sola attrice incarna le quattro donne e si pone, attraverso le differenti figure, quale alter ego, enigmatico, a tratti ironico, dolce e appassionato, del genio sanguigno e vitale.
Una forma di teatro civile che, a partire dall’esperienza di Galileo, in un essenziale, rigoroso, suggestivo contesto scenico, pone interrogativi, suscita riflessioni sull’ancora aperto, complesso dibattito circa i rapporti tra scienza e società, senza rinunciare alla commozione, alle emozioni del gesto, della musica, della parola.
 
Nel mio Galileo, ho scelto di raccontare l’uomo. Di rileggerne la vita solo accennando alla vicenda scientifica o meglio politica che lo condusse al processo, alla condanna e all’abiura. Brecht, di cui conservo nel testo una breve citazione, ne ha scritto come meglio non si può.
Eppure, nel caso di Galilei, scienza e vita si intersecano e si mescolano in quella sua fede nell’uomo, creatura in cui egli rintraccia Dio, un Dio presente nella materia e la cui esistenza è resa palese dall’intelligenza e dal pensiero di cui ci ha fatto dono.
Mi ha commosso la sua umana vulnerabilità, il suo voler mettere ogni cosa a posto, seppur goffamente, nel suo privato, il suo disinvolto rapporto col denaro, la sua generosità istintiva, il piacere del dubbio, il piacere di porsi sempre nuove domande, di non accontentarsi, il piacere per il sapere.
Mi ha commosso la sua fiducia bambina negli altri, la sua caparbietà, l’ostinazione nel perseguire le sue idee, la rinuncia apparente a se stesso, che è perdita e vittoria insieme.
Galileo, ha vinto e ha perseguito sempre il suo scopo che poi era anche il suo piacere. Il sensuale piacere del pensiero, cosi vivo in lui, come il piacere dei sensi. Egli sembra dirci «non c’è scissione tra spirito e materia» e, in ciò, è ancora profondamente rivoluzionario.
Ma più di ogni cosa mi ha commosso il suo assoluto, devastante amore per la vita.
Questa commozione ho voluto raccontare”.
daniela nicosia

Le foto di Galileo

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Foto di Lorena Casol e Lara Sacchi

Altre immagini sono visibili sul sito di Peroni S.p.A., che ha realizzato il fondale, cliccando qui

 
 
 
 
 

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