BELLUNO - Comincio dai 3

stagione di teatro per le nuove generazioni 2018 / 2019

direzione artistica Daniela Nicosia

Un gesto d’amore lungo 26 anni

Una stagione dedicata ai più giovani - Comincio dai 3 - e al contempo un progetto educativo che da 26 anni caratterizza la programmazione del Teatro Comunale di Belluno, e che ha saputo innestarsi nella vita culturale della città attraverso la diffusione delle sue proposte all’interno delle scuole e delle famiglie.

In 26 anni diverse generazioni di bambini e ragazzi hanno incontrato e conosciuto il linguaggio del teatro grazie a questo progetto, e hanno avuto modo di sperimentarne regole e suggestioni, sia attraverso la visione di spettacoli di rilievo a livello nazionale, che attraverso la pratica diretta del teatro a scuola. Un bagaglio culturale, non scontato, che li accompagnerà nel loro percorso di crescita, educando alla bellezza e ai linguaggi dell’arte, alla relazione, al rapporto con l’altro. Il teatro è questo e molto altro, è luogo di condivisione, di emozioni, di divertimento e di riflessione. E’ un rito partecipato che dal quarto secolo in poi sopravvive per la sua intrinseca natura umana: uomini che incarnano e raccontano storie ad altri uomini, e in questo incontro il tempo e le visioni assumono connotazioni plurime che compongono la mappa della nostra educazione sentimentale, della nostra percezione della realtà.

Una testimonianza della forza del teatro nei secoli è la prestigiosa messinscena dell’Elettra di Euripide - in anteprima al Teatro Comunale per le scuole secondarie di secondo grado - prima del debutto in prima nazionale al Teatro Olimpico di Vicenza, per il 71esimo Ciclo di Spettacoli Classici Conversazioni 2018.

Produzione bellunese di Tib Teatro, questa Elettra coinvolge sei bravissimi giovani attori, e i migliori talenti territoriali a livello musicale - Paolo Fornasier - scenografico - Gaetano Ricci - coreografico - Laura Zago e Clara Libertini - tecnico - Paolo Pellicciari e Simone Livieri . Un team storico e al contempo rinnovato di professionalità di Tib Teatro, guidate dalla regia di Daniela Nicosia. Questa tragedia presenta tratti singolari che, nell’allontanarla da un ambito eroico, quale quello ancora presente nella coeva di Sofocle, ne fanno un modello che si presta in maniera significativa ad un contesto contemporaneo in cui l’azione assume i colori di una mattanza cieca, mossa da pulsioni assolute, generata da sentimenti ambivalenti e oscuri in un paesaggio scarno, quasi da suburbio metropolitano.

Fratelli assassini, complici nell’uccisione dell’amante materno, prima, e artefici poi del matricidio. Atto che nell’universo euripideo comporta uno sgretolamento interiore dei fratelli matricidi. Le certezze che avevano mosso le pulsioni omicide ora vacillano, in quell’umano procedere che tanto interessa Euripide. Parola, geometrie spaziali, vuoto esistenziale, disincanto, suggestioni sonore, concorrono ad una drammaturgia della scena, volta a perseguire un teatro dell’emozione che mentre smaschera l’antico mito, incontra il presente, il suo nichilismo, le sue anomie.

Sempre per le secondarie di secondo grado un altro testo classico, The Merchant of Venice di Shakespeare, che verrà proposto in lingua inglese. La storia si dispiega in tutte le sue sfaccettature attraverso i quattro personaggi fondamentali: Antonio, Bassanio, Porzia e, ovviamente, Shylock. L’operazione è condotta didatticamente sul doppio binario linguistico: l’inglese di Shakespeare, senza alcun taglio per le scene prescelte, e l’italiano per le parti narrative. Due trame si svolgono e si incontrano nel Mercante di Venezia: quella centrata sulla celebre figura di Shylock, l’usuraio ebreo che concede un prestito ad Antonio il mercante, chiedendo in pegno, in caso di mancata restituzione del denaro, una libbra della sua carne; la seconda che riguarda Porzia e il suo corteggiamento; sarà quest’ultima, nello spettacolo, a prendere per mano lo spettatore e ad accompagnarlo nella storia che ci regala una straordinaria Porzia “deus ex machina”, un Bassanio completo nella sua maturazione e nel suo distacco dalla vita precedente, un Antonio ricco di complessità interiore e uno Shylock dalle intense sfaccettature. Ad accompagnare questi due spettacoli anche l’opportunità di laboratori per gli studenti sulla Tragedia Greca e sul Corpo delle Emozioni, percorsi di formazione, volti a favorire l’educazione al lavoro di gruppo, al rispetto e all’ascolto dell’altro, all’elaborazione e all’espressione delle emozioni - attraverso l’espressione corporea e lo studio del testo - valorizzando la persona in un contesto e per un obiettivo condiviso, favorendo la relazione e la coesione con gli altri.

Di come le fragilità di ognuno possano tradursi in risorsa, della loro bellezza, sanno parlarci spettacoli quali Voglio la Luna per le scuole dell’infanzia, e Io e Niente per le primarie. Attore protagonista del primo spettacolo è Fabio, un ragazzo affetto dalla sindrome di Down. Il suo è uno sguardo aperto al mondo come quello dei più piccoli, che gli ha permesso di lavorare da vero attore, esaltando le caratteristiche della sua personalità e sviluppandola su registri comici, nella convinzione che se si vuole davvero qualcosa sia possibile ottenerla! La stessa convinzione nutre, nello spettacolo, il suo personaggio, che vuole ad ogni costo la luna tutta per sé, senza considerare i problemi di un mondo, senza più la luna nel cielo, finché non scoprirà il piacere della condivisione. Un semplice gesto e lo splendore della luna arriverà tra i bambini in sala, in un risvolto di fortissima emozione, per poterne godere tutti insieme! Una storia “normale” cui Fabio ha saputo donare la fragile e incomprensibile bellezza della vita.

Lo spettacolo - accompagnato dalla narrazione, dalla musica dal vivo e da scene di teatro di figura con pupazzi e ombre - già finalista del Premio Scenario Infanzia, è vincitore del premio Eolo Awards 2013 (uno dei più ambiti premi di teatro ragazzi in Italia) quale miglior progetto educativo di teatro ragazzi e giovani, ha partecipato al Festival Internazionale Culturale della disabilità Kultur Von Rande 2014 tenutosi nella città di Reutlinger.

Io e Niente, con un linguaggio pieno di saggezza e poesia, ci ricorda che anche la debolezza può essere trasformate in forza, attraverso la storia di Lilà e del suo amico immaginario di nome Niente. Lo ha creato, dopo aver perso la mamma, ora Lilà vive col papà, chiuso nel suo dolore, e con Niente che, al contrario di lei, è sempre di buonumore e risponde alla profonda indolenza della bambina con delicata e costruttiva positività. Al “non c’è niente da fare” di Lilà, Niente risponde che “dal niente si può fare tutto”. Grazie a questo importante insegnamento, Lilà si convince ad uscire dal suo isolamento e a piantare i semi di papavero blu dell’Himalaya, i preferiti della madre, fino a ricreare il meraviglioso giardino di casa, così ritrova l’attenzione del padre e il suo amore. Il bizzarro amico di Lilà è proprio la testimonianza che anche dall’assenza, dalla mancanza, qualcosa di prezioso può nascere. Lo spettacolo è creato da una delle eccellenze artistiche europee del teatro per le nuove generazioni, la Compagnia Giocovita, vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti internazionali per il suo particolare tratto artistico, declinato dal teatro di narrazione e d’ombra.

La stagione di quest’anno propone inoltre un percorso dedicato alla musica classica con gli spettacoli: per le scuole dell’infanzia e le primarie La Storia di Pierino e il Lupo, dall’omonima opera di Sergej Prokofiev; e per le secondarie di primo grado Va, Va, Va, Van Beethoven.

Spettacolo cult, il primo, tra le produzioni di Tib Teatro, fa parte di un progetto di educazione all’ascolto volto ad associare l’educazione musicale a quella teatrale. La partitura di Prokofiev, eseguita per intero, nella straordinaria versione di Claudio Abbado, diviene essa stessa drammaturgia e consente ai bambini di ascoltare la musica dentro la storia e di “leggere la storia nella musica”. Mediata dalla figura di un cantastorie, l’opera è contestualizzata in un paesino di emigrazione in cui Pierino, bambino solo, ha come “amici del cuore”: l’uccellino, l’anatra e il gatto. Una grande fame accomuna Pierino - che per un pezzo di pane si presta a far da “spalla” al cantastorie a sua volta affamato - gli abitanti di quel paese e il lupo che per mangiare, proprio come loro, deve “migrare”... Ma i lupi a questo mondo sono tanti e hanno tanti volti, bisogna imparare a riconoscerli e a difendersi...

Dedicato alla figura del grande compositore Ludwig van Beethoven, il secondo, è accompagnato dall’esecuzione dell’op. 35: introduzione, tema, variazioni e fuga su motivi dell’Eroica. Il maestro Beethoven, aiutato da due allievi a cui tocca fare anche i facchini, sta traslocando per l’ennesima volta (in trentacinque anni ha cambiato casa più di 80 volte!). I tre si trovano così a trascorrere una intera giornata in strada, con al seguito il pianoforte, un carretto carico di bauli, valigie, appunti musicali e affrontano, gli sguardi e le voci della gente. Il compositore mostra di essere sprezzante del chiacchiericcio dei benpensanti, che non capiscono la bellezza e l’importanza delle variazioni nella vita come nella musica - musica che continua a comporre anche per strada - mentre la sua vita nasconde una variazione insopportabile della sua condizione di uomo e della sua carriera di musicista: Ludwig Van Beethoven, sta diventando completamente sordo.

Per il grande compositore eroi siamo noi tutti, ogni volta che sappiamo reagire e rialzarci contro una sorte avversa. Sperimentare, inventare, stupire e variare sul già noto erano, per lui, una fonte di inesauribile piacere, soleva dire infatti: “Il mondo è difficile e complesso perché è vivo, la natura è difficile e complessa perché è viva. La mia musica è difficile e complessa? Perché è viva!”.

Nell’ambito di questo progetto dedicato alla musica anche la proposta del nuovo laboratorio per le scuole dell’infanzia e le primarie - Di Soffio in Soffio - Educazione all’Ascolto - che intende educare i bambini ai suoni, alla loro emissione, e alle emozioni che li accompagnano facendone espressione, musica, teatro, linguaggio.

Dedicato alla scienza - sempre per le secondarie di primo grado - lo straordinario, intenso, commovente - L’Universo è un materasso e le stelle un lenzuolo - vincitore del Premio Eolo Awards 2018 quale migliore spettacolo dell’anno - “per la capacità interpretativa di Flavio Albanese e drammaturgica di Francesco Niccolini nel saper narrare, in mezzo ad un cielo trapuntato di stelle, tutte le dimensioni che via via ha acquisito il concetto di tempo. Da quando si chiamava con un altro nome, Crono, ed era imperatore dell'Universo, fino ad oggi che è scomparso dalle leggi della fisica, facendoci comprendere, come noi esseri umani, che ci crediamo così potenti, siamo solo una piccola parte dell'Universo”. Lo spettacolo è il grande racconto del Tempo, che si dispiega in quattro straordinari capitoli dalla teogonia di Esiodo, al tempo di Aristotele e Tolomeo fino alla rivoluzione copernicana, in cui l'uomo scopre che la realtà non è quella che appare. L'ultimo capitolo cavalca il Novecento, da Einstein ai quanti, l'epoca in cui l'uomo comincia a capire che le cose non sono come sembrano, ma probabilmente tutto – come in teatro – è solo illusione.

Grande cura si è posta, come e più di sempre, alla programmazione per le famiglie, che da domenica 28 ottobre proporrà spettacoli di grande delicatezza e dal prepotente tratto artistico, in grado di affascinare i piccoli come gli adulti. E se le celebri storie per ragazzi non mancano, a cominciare dal Cappuccetto Rosso, di Michelangelo Campanale - uno spettacolo di grande impianto e di straordinaria forza visiva, che racconta con potenza immaginifica la ben nota favola, grazie a un cast di danzatori - acrobati, tra citazioni pittoriche (Goya, Turner, Bosch, Leonardo da Vinci) che ridisegnano la fiaba con la semplicità di ciò che vive da sempre e per sempre - ad esse si uniscono drammaturgie originali, storie del tempo presente come nel tenero, originale e bellissimo Oggi. Fuga a quattro mani per nonna e bambino che sulle note "Rhapsody in Blue" di Gershwin, declina con lievità il tema della solitudine dell’anziano nella nostra società. Ne nasce la storia di un incontro speciale: quella di due generazioni lontane che si prendono per mano e, in una notte di luna, iniziano a camminare insieme... La memoria ritorna, ritornano amore e giochi, il presente si colora di divertimento e il futuro di speranza. Si compone così l’avventurosa e rocambolesca fuga a quattro mani di un bimbo e di un’anziana signora che, senza saperlo, si stanno cercando e sembrano dirsi “sono qui per te”.

Di voglia di libertà, e senso di responsabilità parla Storia di un Palloncino con la testa tra le nuvole, con i piedi per terra di e con Silvano Antonelli, artista particolarmente amato dal pubblico, più volte ospitato in questa stagione nel corso degli anni, con i suoi spettacoli che coniugano poesia e semplicità facendone delle delicate icone di bellezza. Palloncino tenta di comportarsi bene ma, alla fine di una giornata piena di buoni propositi, si ritrova sempre da un’altra parte finché, un giorno, vola tanto in alto da trovarsi nel mondo dove solo i pensieri possono arrivare, nel paese più “per aria che c’è” dove può finalmente sognare. Da lassù però guarda con nostalgia quel puntino che è il suo mondo... Gli piacerebbe proprio riuscire a tenere i piedi per terra e solo la testa tra le nuvole, in questo modo potrebbe usare i sogni e le idee conquistate per cambiare quel piccolo pezzo di mondo che è il suo.

E se Pinocchio e Il Gatto con gli Stivali si avvalgono di scenografie immaginifiche, scatole sceniche multicolori e mutanti per accompagnare lo spettatore tra gli innumerevoli episodi del romanzo di Collodi l’uno, e della fiaba di Basile - rivisitata poi da Perrault e dai Grimm - l’altro, ed entrambi ci raccontino come la parte istintiva, che alberga in ognuno di noi, abbia il potere di emergere nei momenti di difficoltà e cambiare il corso della vita; è lo spettacolo d’apertura Moun - portata dalla schiuma e dalle onde - a ricondurci al presente per considerare, con la delicatezza necessaria ai più piccoli, temi quali l’abbandono, l’affidarsi ad un nuovo mondo per nutrire le proprie speranze e il proprio futuro, mentre ci ricorda la tragedia umanitaria della migrazione. Dalla singolare storia dell’esodo di Moun, dal suo finale intimo e poetico, traiamo la risposta che anche un piccolo gesto d’amore riesce a vincere le disarmonie e le storture della vita.

Un gesto d’amore è anche il pensiero che da ventisei anni il progetto Comincio dai 3 rivolge ai più piccoli, con i quali e per i quali, ha saputo crescere nel tempo, col desiderio di contribuire al loro percorso di crescita, nella speranza di una vita sempre più armonica, solidale, umana.

E la cultura, in questo, gioca sicuramente la sua parte!

il direttore artistico
daniela nicosia