ELETTRA

di Euripide

Crediti: lo spettacolo debutta all'Olimpico in prima nazionale.

traduzione Caterina Barone
regia Daniela Nicosia
con Gabriele Barbetti, Giulia Bisinella, Miriam Costamagna,
Massimiliano Di Corato, Andrea Lopez Nunes, Caterina Pilon
aiuto regia Vassilij Gianmaria Mangheras
scene Gaetano Ricci
musiche originali Paolo Fornasier
elementi coreografici Laura Zago, Clara Libertini
disegno luci Paolo Pellicciari
suono Simone Livieri
assistente alla regia Isabella De Biasi
foto di scena Umberto Colferai

Una produzione Tib Teatro

L’Elettra di Euripide presenta tratti singolari che, nell’allontanarla da un ambito eroico, quale quello ancora presente nella coeva di Sofocle, ne fanno un modello che si presta in maniera significativa ad un contesto contemporaneo in cui l’azione assume i colori di una mattanza cieca, mossa da pulsioni assolute, generata da sentimenti ambivalenti e oscuri in un paesaggio scarno, quasi da suburbio metropolitano.
Fratelli assassini, complici nell’uccisione dell’amante materno, prima, e artefici poi del matricidio, vero nucleo della tragedia.
Ma qual è l’origine di questo impulso matricida? La tragedia, prima dell’intervento dei Dioscuri, che, nell’esodo, ne addossano la responsabilità ad Apollo, si conclude con queste parole di Elettra: “...madre odiata e amata”, affermazione, questa, che rimanda ad un universo freudiano ante-litteram. Rapporto madre-figlia, figli che uccidono chi li ha generati, atto simbolicamente necessario ad affrancarsi da essi, e in questo caso, proprio come in episodi recenti che la cronaca ci rimanda, realmente compiuto. Atto che nell’universo euripideo comporta uno sgretolamento interiore dei fratelli matricidi, dal cuore «tutto desmandorlatos», secondo Giovanni Testori nel suo sdisOrè, sgretolamento che corrisponde ad un disfacimento esteriore: bagnati del sangue materno, i loro tratti appaiono alterati, così come i loro pensieri. Le certezze che avevano mosso le pulsioni omicide ora vacillano, in quell’umano procedere che tanto interessa Euripide.

 

NOTE DI REGIA

Elementi scenici essenziali, idonei a riflettere il vuoto, che è vuoto esistenziale, disincanto, quello che connota l’incerto avanzare dei protagonisti nel loro terribile disegno. Grande rilievo verrà dato all’aspetto visivo e a quello sonoro. Il disegno luci sezionerà lo spazio, ne isolerà precisi elementi, in un dialogo, non privo di contrasti, quali volute lacerazioni, con le architetture dell’Olimpico. Tramite l’effetto surround, lo spettatore potrà immergersi pienamente nella realtà rappresentata, che evocherà ambienti naturali, atti a contestualizzare la tragedia. Il frinire delle cicale, il nitrire dei cavalli, lo scorrere delle acque, concorreranno a creare la parabola ascendente, la climax culminante nel matricidio, vero nucleo narrativo dell’opera.
La regia sarà caratterizzata da un lavoro accurato sulla parola, per tradurla in corpo scenico, materia scarna, priva di orpelli, realista. Il testo classico intersecherà la contemporaneità, dalla cronaca all’Elettra della Yourcenar. Parola, geometrie spaziali, vuoto, suggestioni sonore, quali segni di una drammaturgia della scena, volta a perseguire un teatro dell’emozione che mentre smaschera l’antico
mito, incontra il presente, il suo nichilismo, le sue anomie.

Daniela Nicosia