16 Ottobre 2026 - Casa delle Arti - h. 20:30
Via Tiziano Vecellio 82F, 32100 Belluno
Entrata Gratuita su prenotazione
SONO IO COSA VOSTRA?
Donne, maschere e musica... Goldoni oggi

CREDITI:
Con: LUCIA ZAGHET, GIULIA COLUSSI e DARIA SADOVSKAIA
Musici in scena: ALICE GASPARDO E JACOPO PITTINO
Drammaturgia e Regia: FERRUCCIO MERISI
Maschere: LUCIA ZAGHET, GIULIA, COLUSSI E DARIA SADOVSKAIA
Costumi: DARIA SADOVSKAIA
Scenografia: FERRUCCIO MERISI
SINOSSI
“Son io cosa vostra?”, è una domanda pronunciata dal personaggio di Rosaura nella commedia “La vedova scaltra”. “Mi avete forse comperato ?” – continua il personaggio – contestando una scenata di gelosia del suo innamorato…
Domande estremamente attuali, non solo nel senso della rivendicazione di una libertà femminile al riparo da ogni forma di prevaricazione. Ma anche nel senso, se vogliamo un po’ scomodo e controcorrente, di domande che le donne potrebbero porre a sé stesse indagando sul proprio comportamento nei confronti del maschio e sulle concessioni che sono disposte a fare in cambio della propria sicurezza e frettolosa realizzazione.
“Son io cosa vostra?” rimane comunque un omaggio alla donna, partecipe e molto allegro, risultante da un puzzle di citazioni goldoniane, scelte per la loro modernità e anzi “contemporaneità”, non a caso collegate tra loro da una bella serie di canzoni pop dell’immaginario collettivo attuale, eseguite dal vivo.
Basato su alcuni ritratti femminili di Carlo Goldoni, resi assolutamente contemporanei nel linguaggio e nelle movenze, lo spettacolo è stato composto e arrangiato da Ferruccio Merisi secondo un ordito emozionale e logico, ben unito e strutturato, chiaro e progressivo, tutt’altro che antologico, brillante e sorridente, molto saporito e a tratti poetico e profondo, che comunque non abbandona mai la vena comica.
Un’ora di divertimento ed empatia, che lascia allo spettatore una sorta di voglia di "cantare al femminile", con ammirazione e rispetto, ma senza facile retorica. Le attrici si destreggiano agevolmente tra musica, prosa e movimento, interpretando un’infinità di personaggi, grazie anche all’ausilio di maschere inedite e affascinanti, da loro stesse create durante il processo di creazione, a coronamento della meditazione sui loro personaggi.
“...Che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura”, dice Mirandolina al termine del suo sincero - e per gli uomini “pericoloso” - monologo…
I titoli delle commedie di Goldoni sono pieni aggettivi al femminile: la donna è “di garbo, scaltra, onorata, buona, fortunata, puntigliosa, prudente, saggia, amorosa, brillante, sagace, di governo...”.
O anche “gelosa, curiosa, vendicativa, infatuata, sola, indifferente, bizzarra, morbinosa, volubile...”.
Intorno a tutte queste anime, tutti i personaggi maschili di Goldoni sono oggettivamente un po’ più immobili, meno alla ricerca di futuro, meno impegnati a realizzarsi e dunque meno creativi e meno dialettici. Probabilmente perché, di partenza, sono più privilegiati, più “comodi”... Situazione che troviamo ancora oggi, a quanto sembra...
Lo spettacolo è una collezione di ritratti, ma non è per nulla solo un’antologia o un varietà. Le varie vicende si rispecchiano, si dissociano, si intrecciano e creano una sempre più percepibile logica di rimandi e riferimenti. Sotto di essi prende forma una grande domanda, che è relativa alla convivenza tra donna e uomo nel nostro tempo...
L’attualizzazione del linguaggio goldoniano, e in primo luogo della sua Arte di Commedia, è il punto di forza dello spettacolo, portato in scena da un gruppo di sole attrici che, nel loro trasformismo, trattano con lo stesso sguardo disincantato tanto le maschere maschili quanto quelle femminili. Il risultato è un inno alle donne molto intrigante e molto poco retorico, che lascia un retrogusto sorridente e stimolante insieme.
Lo spettacolo ha anche una componente “eretica”. Invece che toglierle, a tutti, come voleva Goldoni, qui le maschere sono state messe a tutti, anche ai personaggi che in origine non le avevano.
Che dire, a volte il miglior omaggio ad un autore è il tradimento, purché ci siano ragione e passione...




